Francesco Musante e lo stile musantiano

Francesco Musante

L’uomo è più felice quando instaura un felice equilibrio tra i suoi bisogni e i suoi beni. Pertanto, il felice per eccellenza riduce i primi al livello dei secondi, e per fare ciò impara ad apprezzare le cose gratuite della vita: la poesia, l’amore, la libertà, i giochi, i sogni. Francesco Musante (Genova, 1950), opera questo ascetico filtraggio per mezzo della sua fantasia, dando vita ad una sterminata quantità di immagini, nelle quali ciascuno di questi elementi affiora con forza e sicurezza. Si viene così a determinare un’estetica delle cose belle e semplici, preziose e vere.

Francesco Musante

Ammirato da tanti, riconosciuto da tutti, Francesco Musante negli anni ha saputo costruire una sintassi figurativa in grado di restituire agli occhi dell’osservante una dipanata ultra-realtà, che attinge sì dal reale

amo dipingere i sogni rubati dalla realtà

ma prospettando una meta ben al di là, nella quale il materiale e l’immaginario trovano un punto di sincretica armonia. Ci sono uomini indaffarati ad inchiodare il mondo per tenerlo saldo al suo posto, Francesco Musante, invece, fa di tutto per liberarlo dalla fissità e dalla gravità. Se ad un occhio distratto e disinteressato le tele di Musante appaiono sotto forma di creazioni fanciullescamente oniriche, fantastiche e caleidoscopiche proiezioni fiabesche, ad un occhio imbevuto di fantasia esse rimandano non già ad una sostituzione tra realtà e immaginazione, bensì ad una ovvia equivalenza tra Natura e Immaginazione stessa. È così che elefanti, trenini, circensi, fate, maghi, lune e pinocchi si sostanziano in combinazioni e sodalizi infallibilmente calzanti.

Francesco Musante

Cosa accade quando, imbrigliati in una danza orgiastica di simboli, citazioni, icone e abbandonati noi stessi alla ricerca, quel che da sempre è apparso rassicurante e conosciuto d’improvviso si presenta come estraneo e perturbante? Succede che Pinocchio non sarà più solo Pinocchio, le fate e i maghi non saranno più solo fate e maghi, le lune non più solamente lune, e i trenini in corsa non saranno più belletti adornanti narcisistiche convinzioni ma coincidenze: in Musante questi diventano luogo d’incontro che, nella loro casualità, smuovono le più segrete profondità del nostro spirito. Musante dà luogo ad una bellissima e perenne flânerie: molti circensi e funamboli perdono l’equilibrio quando stanno per arrivare, Francesco Musante trova sempre il modo di bilanciare e perpetuare l’effetto di stabile incrocio tra sogno e reale.

Francesco Musante

Un girovagare continuo: questo il significato più intimo delle creazioni dell’artista, in grado di declinare la propria lingua in uno stile vero e proprio: lo stile musantiano, appunto. Non solo tele e  litografie, ma un infinto apparato di creazioni che affondano le radici nella grafica industriale, nel design economico, nel mondo dell’editoria e in quello del commercio di ampio respiro, grazie a numerosissime collaborazioni con marchi industriali noti e arcinoti. Lo stile-Musante è uno spazio affollato di simboli utilizzati come landmarks, punti di passaggio e confini al tempo stesso, pietre miliari di un continuo lasciarsi andare. È questa una possibilità, un’opportunità che Francesco Musante disegna, offrendo all’osservatore i modi per conoscere il proprio vero-mondo: in mezzo a tantissimi “segnali” disseminati qua e là dall’artista vi è il sentiero per quell’andare oltre che tutti agognano quando si pongono innanzi ad un’opera d’arte.

Francesco Musante

L’invito di Musante, pertanto, è di proseguire attraverso lo specchio alla ricerca del valore più vero delle proprie messe in scena – talvolta allestite come veri e propri teatrini – sempre ricorrendo a due modalità narrative: l’immagine e la parola. Essi originano una specie di bilinguismo artistico che, ponendosi come non solo esplicativo, manifesta in maniera chiara e nitida la volontà stessa dell’artefice, innescando una catena di significati splendidamente messi a fuoco.