L’altrove pittorico nelle opere di Claudio Malacarne

CLAUDIO MALACARNE

Bisognerebbe osservare solamente quadri che aiutino a divenire più sensibili e pungenti in misura direttamente proporzionale ad ogni centimetro di tela: le opere di Claudio Malacarne (Mantova, 1956) rompono il mare di ghiaccio dell’universo figurativo contemporaneo italiano. Il principio di ogni suo lavoro è quello dell’infinitezza resa finalmente percepibile, immaginabile. Come fari innalzati sul mare di un quotidiano ordinario – straordinariamente lieto e pacifico – le opere d’arte realizzate da Claudio Malacarne concorrono alla creazione di un immaginario collettivo nel quale il particolare assurge a ruolo di emblema universale.

Claudio Malacarne

Sulle tele di Malacarne prende vita una co-azione condivisa, vi è l’ardente desiderio a stare in prossimità dell’opera: è il caso dei nuotatori-naviganti che in un fermo immagine sembrano appartenere ad un’altra dimensione, portatori di una requie altamente desiderabile – e altrimenti irraggiungibile -. L’opacità luminescente del prodotto artistico si fa immediatamente più chiara e l’iridescenza acquorea rende tutto più misterioso. La verità, quel fine ultimo che dà significato alla catena di causalità sottesa alla produzione tecnica del lavoro artistico, non è fuori dall’opera ma vi si nasconde al suo interno. E il suo un nascondimento è volto ad apparire in tutta la sua identità di libertà e necessità, di svincolarsi, infine, nel desiderio di prendervi parte: chi davanti a queste tele (spesse volte con dimensioni da murale) non prova il bisogno di tuffarvisi con tutto il proprio peso, anche a costo di irrompere nella serenità dipinta pur di farvi parte?

CLAUDIO MALACARNE

La lingua figurativa di Claudio Malacarne parla e non parla, riunisce l’ordine e il disordine, contiene nel suo insieme una vita intera e i suoi singoli istanti, con una precisione al millimetro: il sagace contemplatore osserva prima, dipinge poi, alla fine penetra nell’opera-azione. I giovani bagnanti, al di là di una qualsivoglia tradizione pittorica, condensano in pochi centimetri di tela un arabesco di silenzi, una cascata di suoni, una musica del senso, una festa delle immagini pregna di significati. Malacarne vive fino in fondo l’esperienza della propria singola e unica lingua.

CLAUDIO MALACARNE

L’acqua resa per frammenti e riflessi dall’artista modenese ci incalza senza tregua per dar conto, a tutti gli spettatori, della totalità dell’esperienza. Essa sembra sorgere da una sorgente dispersa che riaffiora da un cielo altrimenti sconosciuto. Quel che appare come solamente empirico e casuale trova nelle sue tele un dispiegamento di significati cui è conferita fondatezza e legittimità.  Le immagini di Malacarne ospitano in sé l’essenza delle cose, siano esse volti, animali, acque. Questo risulta evidente quando il dipingere non è pura nominazione bensì rimanda a qualcosa di esterno alle cose stesse, oltre le apparenze liquide e dinamiche. L’attimo interpretativo, quello che scaturisce da una prima osservazione, si schiude all’aperto di quell’altrove immaginario in cui l’opera appare in una prospettiva rovesciata rispetto al sensibile. Un volto è solamente un viso? Un animale è solamente natura? L’acqua è solamente chimica? Malacarne esprime con facilità la necessità di penetrare fino alle cause dell’apparire, prendendo atto dell’indefinito, del non-detto da cui sorge ogni forma, ogni essenza, ogni cosa. La pittura è anche una produzione consapevole di forme che si sanno disadattate in questo mondo, rivolte ad un al di qua e ad un al di là, in rivolta per essere desunte e spesso restie ad essere replicate. Claudio Malacarne arriva sempre a concludere un accordo con la naturalità delle cose: vi riesce così bene da indicare il momento in cui l’immobilità dell’essere s’incrina e sperimenta l’ingiustizia del tempo, di quel lasso che si appresta a divenire perenne.

CLAUDIO MALACARNE

Malacarne, inoltre, favorisce il matrimonio tra attimo e durata, esprimendo insieme l’originario uno e l’ingannevole molteplice. L’artista supera la soglia che conduce alla connessione tra visibile e invisibile. Accostarsi ad una sua opera implica non solo la vista, ma impone una amplificazione di tutti gli altri sensi: occorre ascoltare le voci, respirare l’aria, bagnarsi sfiorando la superficie dell’acqua, gustare il sapore del tutto. Solo così può dirsi compiuta l’esperienza di un’opera firmata da Malacarne: un partecipato lasciar accadere l’essenza delle cose, nel dare ad essa colori, profumi, consistenza e forma. Non si può misurare un attimo ma vi si può andare incontro, perfino urtarvi: ciò che troppe volte manca nell’arte contemporanea è l’invito all’azione, Malacarne invece lo fa innumerevoli volte. Lui piega l’altro a immischiarsi nelle sue opere. Confusi dalla troppa mobilità, dal costante movimento, dall’infrenabile trasformazione si è spinti a non saper più cogliere il peso di ciò che invece permane, nonostante tutte le forze in atto e nonostante noi stessi. Il modenese non nomina l’esperienza ma la ricrea. L’uomo è solo carne e ossa se non viene messo in relazione con la natura, l’acqua è solo liquido se non viene messa in relazione alla roccia, il cielo è solo spazio fisso se non viene messo in relazione con il mobile orizzonte: ecco come Claudio Malacarne raggiunge la felice unione tra il distinto e l’indistinto.

Claudio Malacarne

L’opalescenza luminosa che scaturisce dalle opere di Malacarne non volge mai a offuscare il soggetto dell’indagine artistica, bensì è strumentale all’apparizione, al disvelamento dello stesso: scorci immaginifici e surreali (eppure veri) del Bel Paese sono filtrati dalla lente dell’osservazione partecipata e coinvolta, che non è mai solo un guardare ma uno speculare intorno alle forme e ai contorni e agli orizzonti che si profilano come paesaggi disegnati in un limbo naturistico a metà tra cielo e mare. Può l’immagine confondersi con la realtà? Di certo in Malacarne la prima si fonde nella seconda. Le sue tele sono un’immersione estetica, e come in ogni immersione che si rispetti si profila un sopra e un sotto rispetto ad una soglia. Questa, per l’appunto, è la vera esperienza offerta da Claudio Malacarne: la possibilità di soffermarsi sulla soglia e sulla libertà di rimanervi fuori, oppure di valicarla o ancora di sprofondarvi dentro.

CLAUDIO MALACARNE

Certe immagini appaiono come la sintesi di un’agognata perfezione e la dialogante operazione estetica dell’artista tende la mano ad un medium plastico che risponde alle sollecitazioni dei nostri bisogni. Con Malacarne si ha a che fare con opere che radicano e ammantano di se stesse le esistenze dei singoli in rapporto alle proprie esigenze. È dolce perdersi e sprofondare, lo è ancora di più dentro i quadri di Claudio Malacarne.

CLAUDIO MALACARNE