Romano Buratti e l’euforia del villaggio umano

Romano Buratti

Inserito nell’archivio della galleria d’arte moderna di Roma, Romano Buratti (Cesena, 1937) da oltre quarant’anni affascina la critica e il pubblico di tutta Europa. Il risultato di un così incondizionato e unanime plauso è raggiunto dall’artista senza compromessi, senza logiche à la mode o sensazionalismi: esso è il frutto intimamente connesso alla leggiadria umorale – e umoristica – di così larga parte della sua poderosa produzione pittorica.

Romano BurattiRomano Buratti riesce nel tentativo, spesso inevaso da suoi illustri colleghi, di personificare, di animare gli attori che vivono sul proscenio della tela bianca. È un racconto a tinte forti che, seguendo la grammatica emozionale, narra di storie di vita vera di uomini e donne altrettanto vere, e rimescola le carte esistenziali di quella particolare stagione dell’esistenza ricca di saggezza e chiamata maturità, quando i fili del Passato sono fitti e lunghi e quelli del Futuro più indefiniti e labili. Le figure gustosamente ritratte da Buratti derivano da allegre reminiscenze dedotte dai racconti di un nonno davanti al focolare di una campagna romagnola ma anche genuini sedimenti della propria memoria personale: donne dai volti rubicondi e squadrati, le mani sicure e nodose, i corpi vigorosi e sovradimensionati appartengono a goliardiche testimoni di una dignità esulante dalla retorica dell’eroicità del lavoro, della povertà.

Romano Buratti

Non è difficile riconoscere in alcuni volti i tratti di Romano Buratti stesso, quasi a voler vivere (o rivivere) quei momenti. Uomini duri, forti e spigolosi, lavoratori infaticabili che abitano uno spazio penetrale, sicuro, intoccato, ma con occhi e cuori di bambini che muovono allegramente i passi baldanzosi verso la festa in piazza, pregustando le bontà di una tavola imbandita, e già incespicano al pensiero di ballare fino a tardi, sotto una calda luna estiva, con la promessa sposa o la sorella dell’amico più caro.

Romano Buratti

Il tempo usato da Buratti per rievocare un passato immobilizzato dai ricordi e reificato con la pittura è l’imperfetto, per meglio rendere il valore durativo. I suoi dipinti sono come frasi incidentali che qui e lì inframmezzano la narrazione del presente. Il rievocare la vita e i costumi di uomini e donne consente all’autore-artista di risplendere in momenti di lirismo forte, di contemplazione affettuosa di attimi resi eterni sulla tela. Ma permette anche di tracciare un viaggio esplorativo e conoscitivo verso quella primitiva terra di Romagna che fu, e non è più: la storia non ha intaccato il mondo rurale, di cui l’artista intende restituire un fondo primigenio, autentico.

Romano Buratti

È con fedeltà partigiana che Romano Buratti tesse le trame delle sue storie: sostenendo la verità ad ogni costo, senza ricorrere a vane nostalgie, ed evitando di innalzare lodi ad una realtà non deteriorata dal ruggente postindustriale, il cesenate annuncia apertamente una sfida alla pittura canonicamente bella. Lo spirito che muove la mano esperta di Buratti presta il fianco al tentativo, riuscito, di oltrepassare il reale-imitativo: la sfrontatezza delle cromie plastiche, quasi scultoree, da lui utilizzate, aggiunte all’incongruente inquietudine volumetrica dei suoi personaggi conducono alla grottesca solennità di un reale che solo ad uno sguardo disattento apparirebbe facilmente codificabile. Per questo le forme si sformano: non fanno che seguire la regolare irregolarità della natura, assecondandone lo spirito, arrivando alla sua sostanza. Ecco che prende forma l’oltre, quell’al di là di una pittura di mera apparenza.

Romano BurattiIl dipingere non implica il calco servilmente prestato alla verità bensì l’impossessarsi dell’armonica interconnessione tra i reciproci rapporti innescati dalla fantasia artistica. Nei quadri di Buratti troneggia l’essenzialità felicemente colta nel ventriloquio del pittore, ideatore di dialoghi briosi, comunicativi, eloquenti pur nella loro fittizia afonia. Qui l’artista romagnolo, come i fratelli Grimm, accoglie e raccoglie direttamente dalla gente la verità delle leggende popolari, leganti esistenziali capaci di restituire i legami della comunità vissuta visceralmente. Intese come rielaborazione della realtà operata -e filtrata- dall’artefice, le vicende umane descritte dal maestro Buratti sono capitoli di una narrazione a lieto fine, caricato di una valenza universale allorquando l’artista celebra la ricchezza empatica fra gli uomini e strizza l’occhio alla gente comune, abbattendo la brutalità e la banalità del vivere quotidiano.