Ulisse, re-inventore del Passato

Ulisse Rossano Massacesi

I quadri di Ulisse (Osimo, 1957) pongono in essere l’immediato confronto tra ciò che è stato e ciò che è, da un lato enfatizzando il trascorrere del tempo, dall’altro annullandolo: in verità, la Storia illustrata da Ulisse non ha mutato il mondo immobile di conventi, seminari, rifugi di frati e monache. I soggetti e gli oggetti ritornano sempre uguali a se stessi, riscoperti e riconfermati nella loro peculiare essenza e nel loro inevitabile durare nel tempo. I dati del mondo monacense sono contemplati come fuori del tempo, calati in un luogo-teatro immobile fatto di colli eterni. Nonostante tutto fuori cambi, o sia già abbondantemente cambiato, all’interno di cortili, di filari, di frutteti, di giardini e di refettori, tutto appare scandito dall’avvicendarsi di ore, giorni, stagioni cicliche e puntuali. I volti raffigurati da Ulisse sono imperscrutabili, tutti uguali fra loro: a cambiare sono solo le azioni di profili “in divisa”, saio o tunica, in relazione alle ore del giorno o alla trasfigurazione imposta alla natura da questa o quella stagione: la semina o il raccolto, la neve o il sole, le pulizie o i pasti, ecco cosa muta e cambia.

Ulisse Rossano Massacesi

Ulisse immagina, Ulisse idea, Ulisse reinventa il Passato, non lo registra.

Il suo non è il compito dello storico di stampo classico che riporta solo “ciò che ha visto”, bensì quello dell’artista puro che brevetta una visione soggettivante del tempo (quasi sempre il passato ma talvolta con fuoriuscite anche nel presente) così come la mente la suggerisce alla tela. Con vivacità e senza folclore.

Ulisse Rossano Massacesi

Un’altalena giostrante tra Medioevo e presente, le opere di Ulisse (siano esse tele, grafiche, retouchè) sono operazioni di pura invenzione: in arte si crea, Ulisse lo fa! A caccia di equivalenze tra un ieri e un oggi, Ulisse si esprime con serie dedicate ai mestieri, alle città e alle regioni d’Italia: ciò che è sedimentato nei libri ben si sposa con la contemporaneità e viceversa. Il sostrato storico smette di essere una terra arcaica e si presta ad essere tradotto dalla viva e vera realtà dei nostri giorni. E così operando, grazie ad Ulisse sembra di sentirli gli allegri chiacchiericci di fraticelli e suorine intenti a raccogliere mele, a passeggiare lungo cortili innevati, a ricamare -magari tra un pettegolezzo e l’altro- o a concedersi parentesi di meritato riposo innanzi al mare. Dall’osservazione rasserenante e rigeneratrice di questi quadri deriva la percezione di una corrispondenza naturale e immediata tra Medioevo e attualità.

Ulisse Rossano Massacesi

Trattata con deliberata irriverenza, la religiosità medievale in Ulisse non è il tema, ma un aspetto di costume, come di quinta teatrale, sulla cui scena si muovono omini e donnine su un fondale tipicamente monastico. Pertanto l’arte di Ulisse assume anche la caratteristica canzonatoria e umoristica che, prescindendo da categorie logore e abusate, come potrebbe essere il richiamo all’arte naïf, diventa sfumatura di un racconto, non il racconto in sé.

Ulisse Rossano Massacesi

Quella di Ulisse è un’operazione figurativa in grado di cogliere i valori iconici di un soggetto raffigurato semplicemente, sfrondato e alleggerito della necessità di riprodurre il reale così com’è (o com’è stato) ma assolutizzato nella nuda valenza  narrativa: reinventare un mondo perduto. Il brio e la gioia a tratti umoristica non scaturisce “dal” quadro ma è “nel” quadro, nel suo interno pleonasticamente concepito senza intenti intellettualistici e documentaristici, ma come puro diletto nell’assistere, testimoni oculari, a scorci di un passato inespresso e inesprimibile con mezzi diversi da questi utilizzati dall’artista. Misurato e calcolato, rapido e netto, il pittore di Osimo prende le distanze dal coevo e si immerge, invitandoci a fare lo stesso, in un originale e nuovo squarcio di vita vissuta da altri uomini e da altre donne prima di noi, distanti e distinti ma non troppo (si veda la serie dedicata alle professioni quali il farmacista, l’avvocato, il notaio). Il Medioevo libresco e cinematografico si tramuta in un Medioevo artistico divertente, placido, in cui i cieli sono sempre azzurri e le voci si mischiano alle risate.