Incontro con Alberto Molinari

Alberto Molinari Antonio Del Donno

Times New Romance – Display of Arts – incontra Alberto Molinari, procuratore dell’Archivio Antonio Del Donno. Da oltre vent’anni Alberto Molinari, con professionalità e spirito critico, cura ogni aspetto delle attività connesse al maestro di Benevento, promuovendone la conoscenza e la diffusione presso musei, gallerie, collezionisti privati in Italia e all’estero. Dall’allestimento delle mostre alla vendita delle opere, dalla pubblicazione dei cataloghi ai rapporti con la critica, sempre mettendosi sempre in gioco e pronto a rispondere alle rinnovate esigenze dell’arte contermporanea, Alberto racconta gli inizi del suo rapporto con Del Donno e le più recenti attività dirette dall’Archivio.

Caro Alberto, lo scorso novembre il maestro Antonio Del Donno ha compiuto novant’anni. Questo traguardo segna l’ennesima tappa di una vita d’artista lunga e intensa. Quanto tempo fa hai conosciuto il maestro? Raccontaci come ha avuto inizio il vostro rapporto professionale.

Ho conosciuto Antonio Del Donno nel 1993 ed è da allora che collaboro con lui. Un artista lo si conosce perché lo si ammira, perché si vuole vedere il suo lavoro da vicino e, per certi versi, prenderne parte. È stato così che ho cominciato a frequentarlo e a seguirlo.

In base alla tua decennale esperienza, ci racconti quali sono, se esistono, le difficoltà che un archivista e promotore culturale incontra oggi in Italia?

Non si potrebbe dire che vi siano propriamente delle difficoltà, piuttosto l’esigenza di una attenzione e di un impegno costanti e molto articolati. Se bisogna proprio indicare una difficoltà è il fatto che vi è stato un mutamento epocale nella gestione del lavoro artistico: ormai è  impensabile che un artista non sia coadiuvato da un Archivio. La generazione di artisti come Antonio Del Donno all’inizio poteva avere ancora un approccio personale e direi “spontaneo” con il pubblico e con le gallerie. Adesso il sistema dell’arte è talmente complesso e moderno da rendere complicatissimo per un artista gestire se stesso in proprio: ne andrebbe a scapito anche il suo lavoro e la sua concentrazione.

Antonio Del Donno

All’interno dell’Archivio ti occupi delle attività di valorizzazione e di promozione delle opere di Del Donno. Ci spieghi quando e com’è nata l’idea dell’Archivio e che tipo di esperienze e di manifestazioni vengono gestite?

L’idea dell’Archivio è nata, come ho appena accennato, contestualmente a un approccio con il sistema dell’arte che richiede, di fronte ad un artista che opera dagli anni ’60 e che ha scandito tutte le tappe nevralgiche dell’estetica contemporanea, un’istituzione che non solo promuova e valorizzi il lavoro dell’artista, ma instauri rapporti con le istituzioni pubbliche, risponda alle domande dei collezionisti e degli ammiratori, protegga l’autenticità delle opere e scoraggi le falsificazioni o le manipolazioni. Accanto a questo vi è poi l’organizzazione delle mostre, che sono sempre le occasioni privilegiate per la diffusione delle opere. Contestualmente, l’Archivio cura anche le pubblicazioni dei cataloghi e i rapporti con i critici. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale, perché nostro compito è anche individuare e dialogare con i curatori e i critici che sentiamo più affini e che accrescono anche la lettura estetica e la comprensione dell’arte di Del Donno.

A tal proposito, ci fornisci qualche numero dell’Archivio (appuntamenti, mostre organizzate, cataloghi pubblicati) e ci racconti quante sono le opere conservate e archiviate?

Per il 2018 siamo stati invitati ad esporre in molti musei internazionali. Siamo reduci di mostre allestite, in Italia e all’estero, nel corso degli ultimi mesi: al Museo Archeologico della Linguella di Portoferraio sull’isola d’Elba, presso l’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia, al Museo d’Arte contemporanea di Caserta, al Museo Rocca dei Rettori a Benevento, nelle sale della galleria Plus Art Puls di Roma, e ancora presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, solo per citarne alcune. I cataloghi sono moltissimi, spesso legati ad eventi espositivi insieme con brochure, monografie, in modo che lascino un segno tangibile dell’esposizione curata. Presso l’Archivio conserviamo circa duecento opere, di cui una trentina storiche, e spesso ricompriamo le opere sul mercato per arricchire la Nostra collezione. In 25 anni di lavoro abbiamo archiviato oltre 430 lavori.

Antonio Del DonnoL’Archivio è protagonista di tantissime iniziative di Arte Pubblica, in Italia e all’estero. Ci puoi “disegnare una mappa” dei luoghi (piazze, giardini, istituzioni ed enti) che ospitano sculture e installazioni di Antonio Del Donno?

Prima di tutto sottolineo l’esistenza del museo permanente dedicato a Del Donno a Santa Croce del Sannio , costituito nel 2008 e ora il nuovo Museo di Scultura fondato da noi presso il Convitto Principe di Piemonte, sede Inps ad Anagni. Queste sono già due realtà fondamentali e nevralgiche. Per il resto in questi anni le mostre, personali o collettive, sono state pressoché continue, come pure le acquisizioni da parte dei Musei, nazionali e internazionali. Mi viene in mente in questo istante l’installazione di sculture al Porto di Ostia oppure l’esposizione permanente dei “Vangeli” di Del Donno, come quello al Museo San Fedele di Milano

Questo aspetto legato all’arte vissuta da un’intera comunità ti definisce come una figura di organizzatore civico e responsabile culturale. Come credi che possano convivere questi due aspetti?

Gestire l’Archivio di artista non è solo gestione di opere,  ma anche di contenuti, di valori estetici e culturali. Nel caso di Del Donno si aggiungono valenze etiche e spirituali. La sua opera è portatrice di urgenze morali, analisi sociali che caricano ulteriormente il mio lavoro di responsabilità e importanza. 

Alberto Molinari

Spesso si fa un gran parlare di investimenti nel mondo dell’arte contemporanea e di un mercato, quello del collezionismo, non toccato dalle crisi economiche. Gli investitori si spingono ad acquistare le opere di Del Donno? E quanto vale, oggi, una sua opera unica e catalogata?

Sì, su questo i dati sono evidenti. Vi è un chiaro interesse ad acquistare opere di Del Donno e a inserirle in collezioni personali. Anzi, in questo versante l’operato dell’Archivio è una garanzia ed è servito a dare un contorno più moderno al mercato stesso delle opere del maestro. Sovente proprio un collezionismo improvvisato, confuso, troppo umorale, senza un riferimento istituzionale, al di là dell’artista, provoca una lettura e una ricezione sbagliata anche di importanti lavori. Riguardo ai valori, certamente dipendono dalle caratteristiche dell’opera, non solo dalla dimensione, dai materiali, ma dalle letteratura critica e dalle esposizioni. Al momento il valore delle opere di Del Donno corrisponde per usare una formula di massima, a una valutazione seria e giusta per un artista storicizzato e sempre coerente con il suo lavoro. Bisogna considerare che il lavoro di Del Donno ha una costanza impressionante negli anni, per cui, al di là delle periodizzazioni di comodo, ogni anno della sua produzione è della stessa qualità e concentrazione.

Alberto MolinariAlberto, condividi con i lettori di Times New Romance un ricordo, una testimonianza privata e personale legata alla figura del maestro. 

C’è un ricordo ricorrente perché legato a un mio gesto conseguente ad ogni mostra. Al termine di ogni evento, mentre rientro a Roma in macchina faccio sempre una telefonata ad Antonio per raccontargli della giornata o della serata. Se accanto a me c’è magari anche il critico d’arte che ha scritto il testo o ha introdotto la mostra lo passo al telefono a Del Donno. E ricordo che una volta avevo accanto il critico Gianni Garrera e Antonio Del Donno lo ringraziava al telefono e Garrera a sua volta spiegava al maestro che eravamo noi che dovevamo ringraziarlo per il suo lavoro, le sue visioni,  che a loro volta ispirano il nostro lavoro e le nostre idee.

Come già ricordato, il maestro Antonio Del Donno ha da poco compiuto novant’anni. Benevento e il comune di Santa Croce del Sannio hanno omaggiato l’artista con una tre giorni intitolata deldonNovanta. Per ovvie ragioni legate all’età, il maestro non presenzia più agli eventi. Puoi dirci, tu che sei in costante contatto con lui e con i suoi famigliari, cosa ne pensa dell’enorme interesse e del plauso unanime di pubblico e critica legato ai suoi lavori?

In verità Del Donno risponde al grande interesse per il suo lavoro sempre alla stessa maniera:  sente la responsabilità di continuare a lavorare, di continuare ad approfondire o ribadire il suo pensiero, il suo linguaggio.

Un’ultima domanda legata all’agenda dell’Archivio: quali e quanti sono gli eventi già in programma nel breve termine e cosa c’è in cantiere nel lungo periodo?

C’è molto, posso solo anticipare che sono in programma importanti interventi all’estero.

Alberto Molinari